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Chiamato a occuparsi del presunto suicidio di Giusto Giarmana, Italo Agrò esplora e analizza le incongruenze dell’evento, decidendosi infine a riaprire le indagini. A richiedere un nuovo intervento da parte dell’autorità giudiziaria è stata l’avvocata Olga Semmelweis Zalanji, femme fatale nonché amante di Giarmana, l’ingegnere responsabile di un avveniristico progetto per la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità da Trieste a Budapest. Di svolta in svolta, la pista investigativa porta il sostituto procuratore – animato dal solito presupposto secondo il quale «è la vittima a condurre all’assassino» – a scoperchiare uno scrigno di segreti e macchinazioni che ruotano intorno alla realizzazione dell’opera. Con l’aiuto del commissario Lanfranco Scuto e di Adamantino Armillato, caposquadra della Scientifica, ma anche grazie alle carte e ai diari lasciati dal defunto ingegnere – dove le memorie private si mescolano a congetture e svelamenti legati al suo lavoro –, Agrò muoverà i propri passi in una realtà nella quale si mescolano affari, sentimenti, complicità, omertà, potere politico e imprenditoriale. Nel suo tentativo di gettar luce sulle reali ragioni che hanno portato alla morte di Giusto Giarmana, esercitando il suo famoso “metodo”, Agrò riuscirà a far emergere ragioni e torti, ma soprattutto le responsabilità, tanto penali quanto morali.
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Sant'Alessio Siculo, fine estate 1975. Il futuro dottor Italo Agrò, è ancora studente di legge nell'università di Napoli e sta terminando le vacanze nel suo paese d'origine. Il maresciallo dei Carabinieri, Augusto La Ronda, che ha già in passato chiesto a Italo di aiutarlo a stilare qualche rapporto particolarmente delicato, lunedì 7 settembre, lo fa prelevare in un bar di Letojanni, dov'era con gli amici, e condurre in caserma: nel pomeriggio è stato ritrovato tra i ruderi della chiesa di Sant'Agostino il cadavere di Biagio Mudaita, un giovane che lavorava nell'amministrazione della falegnameria paterna. Tra i manicaretti familiari, il mare della sua terra, il passaggio definitivo dall'adolescenza all'età adulta e gli aromi di una Sicilia lussureggiante, Italo Agrò non si limita a correggere il rapporto che il maresciallo intende inviare alle superiori autorità: si appassiona al caso e, in modo riservato, ma non troppo, collabora con La Ronda con suggerimenti e riflessioni che lo aiutano nelle indagini, mentre si consumano quegli ultimi giorni di vacanza durante i quali Italo inizia la sua storia d'amore con Irene Mangiacola, detta Nené.
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Agli inizi del 1991, al sostituto procuratore Italo Agrò, appena trasferito a Roma, viene assegnata come primo caso l’inchiesta sulla morte del commerciante di legname Abramo Carpino, trovato morto nella sua Mercedes davanti all’ingresso di casa. I sospetti del fratello del defunto, Aaron, si indirizzano sulla vedova, vista teneramente abbracciata a un uomo. Ma le indagini fanno scoprire ad Agrò che non tutto è come sembra nella vicenda e che la verità potrebbe essere assai più complessa. Sarà durante una forte nevicata che blocca tutti gli indiziati nella villa della vedova che Agrò, interrogandoli uno alla volta e incrociando le deposizioni come nella migliore tradizione del giallo classico, risolverà il caso.
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Sant'Alessio Siculo, fine estate 1975. Il futuro dottor Italo Agrò, è ancora studente di legge nell'università di Napoli e sta terminando le vacanze nel suo paese d'origine. Il maresciallo dei Carabinieri, Augusto La Ronda, che ha già in passato chiesto a Italo di aiutarlo a stilare qualche rapporto particolarmente delicato, lunedì 7 settembre, lo fa prelevare in un bar di Letojanni, dov'era con gli amici, e condurre in caserma: nel pomeriggio è stato ritrovato tra i ruderi della chiesa di Sant'Agostino il cadavere di Biagio Mudaita, un giovane che lavorava nell'amministrazione della falegnameria paterna. Tra i manicaretti familiari, il mare della sua terra, il passaggio definitivo dall'adolescenza all'età adulta e gli aromi di una Sicilia lussureggiante, Italo Agrò non si limita a correggere il rapporto che il maresciallo intende inviare alle superiori autorità: si appassiona al caso e, in modo riservato, ma non troppo, collabora con La Ronda con suggerimenti e riflessioni che lo aiutano nelle indagini, mentre si consumano quegli ultimi giorni di vacanza durante i quali Italo inizia la sua storia d'amore con Irene Mangiacola, detta Nené.
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“La menzogna è la professione più praticata, ma è difficile, impossibile da onorare sempre e ovunque”
Sadismo e masochismo segnano i rapporti tra Gloria Laguidara e Sebastiano Bellopede, detto Jano: una relazione tormentata, nella quale la sottomissione di lui si prolungherà sino alla fine. Una vicenda che si apre con l’incontro tra la fascinosa diciottenne Gloria e il ventiduenne Jano per le vie e le spiagge del loro paesino, Letojanni, in provincia di Messina. Da lì, i due si trasferiscono a Roma, lui avvocato e lei studentessa di legge. Il loro destino, che contempla il matrimonio, non prevede però una comune attività professionale: sotto la protezione del compaesano Michelangelo Curtà, alto magistrato, Gloria abbraccia la carriera di impiegata per poi diventare dirigente statale, mentre Sebastiano continua a crescere professionalmente, sino al giorno in cui la compagna lo abbandona per trasferirsi a Milano. Ritiratosi al paesello, Jano osserva, da lontano, l’evolversi della vita della moglie, in attesa di qualcosa che, fatalmente, avverrà: un evento tragico che toglierà il velo alle menzogne e ci consegnerà un’ultima sorpresa, caricando sulle spalle di Sebastiano il peso degli amori, dei tradimenti e dei soprusi di un’intera esistenza. -
Due nuove inchieste coinvolgono il sostituto procuratore della Repubblica Italo Agrò. Dopo il ritrovamento del cadavere della commercialista Olga Li Ciancio, il sospetto omicida viene scagionato e Agrò è costretto a riaprire il caso mentre, in quegli stessi giorni, un misterioso delitto si consuma a Budapest: il capo delegazione di una rappresentanza militare italiana viene assassinato in una via della città vecchia, un omicidio dalle circostanze poco chiare, cui si aggiunge presto un altro delitto. Le indagini conducono Agrò ai massimi sistemi del potere, con i loro progetti speciali, le rivalità e complotti che coprono ben organizzati traffici di segreti militari.
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«Cari dottori», 5 capitoli (Il terremoto Corona – Virus, Brevemente, Anestetici, bisturi, empatie, Un passo indietro, Empatia) per raccontare, tramite articoli della Gazzetta di Parma, alcune cronache della pandemia, l’impostazione del racconto (Brevemente), la storia chirurgica dell'autore (Anestetici, bisturi, empatie), la nascita della specialità di chirurgia toracica nell’Università di Parma e nel suo ospedale (Un passo indietro) e, infine, un percorso intorno all’empatia. Una esplorazione sul rapporto sanitari ammalato, sulle ragioni che hanno determinato la nascita della specialità (chirurgia toracica) a Parma e tanti anni fa, e sulle varie qualità-qualificazioni dell’empatia.
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Sicilia, metà del '700. La famiglia Limiri di San Gabriele sta accrescendo la propria influenza sotto la guida del risoluto rnarchesino Giulio e con la protezione del potente e raffinato duca di Elinunte. Le manovre dei nobili si incrociano con quelle di gesuiti e domenicani, impegnati a contendersi, senza esclusioni di colpi, il predominio religioso nell'isola. Immergendosi con passione nel passato della propria terra, Domenico Cacopardo mette in scena personaggi indimenticabili, grandiosi e miserabili al tempo stesso, come frate Isidoro Cartello de Montemar, Accusatore Celeste nella Sicilia orientale, Mascarém Andradas Pinheco, alchimista, stregone e uomo di fiducia di Elinunte, e Costanza Mondìo, giovanissima moglie di Giulio Lìmiri, donna insaziabile e tanto bella quanto pericolosa.
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Sicilia orientale: 1747. Il marchesino Giulio Limiri decide di costruire una nuova casa di famiglia in riva al mare nella baia chiamata Seno Pelagio, sotto Taormina. Proprio lì, incontra la giovanissima figlia di don Carmelo Mondio, Matilde, che gli accende l'animo di passione. Inizia così l'avventura del marchesino, coinvolto, suo malgrado, nella terribile e sotterranea contesa tra gesuiti e domenicani, spalleggiati rispettivamente dal duca Gregorio di Elinunte e da don Arcangelo Tascio. Sarà Agatina, l'amante di don Giulio che, delusa nelle sue attese dal nuovo amore per Matilde, innescherà la faida che porterà allo scontro cruento.
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Il maresciallo Capellaro e l'appuntato Pessina indagano su due omicidi avvenuti a breve distanza l'uno dall'altro. Le loro ricerche svelano complicate storie d'amore e di vendetta. C'è un unico filo che sembra collegare i delitti e che emerge sempre più chiaro tra gli elementi di cui i due carabinieri, grazie alla loro tenacia, vengono in possesso: la sifilide. Intorno a questa malattia della vergogna, rivelatrice di tradimenti mai confessati, ruota tutta la vicenda. Un giallo che è un pretesto per descrivere i meccanismi del "potere" in Sicilia, allora come oggi.
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Filippo Solimèni, detto Lollo, narra la propria storia, dall'arrivo dei Carabinieri in viale San Martino 447, dove abita con i genitori. E l'alba del 4 marzo 1977. Lollo viene condotto in caserma e interrogato sulla morte di Immacolata Pianuzza in Barbalonga Chirò, la vicina di casa assassinata nella tarda serata dell'8 dicembre 1976, festa dell'Immacolata Concezione. Ascoltata la sua deposizione, la dottoressa Adele Piraino Limongi, sostituto procuratore, lo arresta e lo rinchiude nel carcere di Gazzi. Fabrizio Prisicianotto, penalista di Messina, viene incaricato della difesa e la delega ín gran parte al giovane praticante procuratore Italo Agrò, suo sostituto e cugino dell'indagato. Qualche tempo dopo che è stato considerato estraneo al delitto e, quindi, rilasciato, la sua situazione si complica a causa di un altro omicidio. Anche questa volta, i Carabinieri lo arrestano e sono costretti a rimetterlo in libertà per un'inattesa risolutiva testimonianza. Ma i guai di Solimèni non finiscono qui. Ambientata tra Messina e Letojanni, nelle atmosfere siciliane raccontate senza veli, mostrandone convenzioni e tabù, tic collettivi e individuali, un giallo serrato e imprevedibile nel quale il giovane Italo Agrò padroneggia il proprio ruolo di legale e lo interpreta con la passione che merita un parente sfortunato.
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Pancrazio Lotale, generale dei paracadutisti da tempo in pensione, leggendo la Gazzetta del Sud, apprende che il maturo amante della figlia Dominique (25 anni di differenza) è deceduto dopo una lunga malattia. Purtroppo, quasi subito Dominique scompare mentre prendono sostanza i sospetti sul suo ruolo nella morte del compagno. La storia, quindi, si focalizza su quella che appare agli occhi di tutti una fuga. A Roma, intanto, in Piazza della Pigna viene ritrovato un cadavere orrendamente mutilato e privo della testa. L’aspetto grave ai fini della storia è che l’appartamento nel quale è stata scoperta la vittima è di proprietà di Dominique Lotale ed è stato comprato con i soldi datile dall’amante. Per questa ragione, su suggerimento dell’avv. Grosto, di Messina, che sta assistendo il generale e la moglie Alfreda, da cui è diviso, i coniugi si rivolgono all’ex-procuratore della Repubblica Italo Agrò, divenuto con sua moglie Marta Aletei, titolare di un importante studio legale di Roma. Emerge presto, però, che Dominique ha lasciato Messina ed è scappata a Roma con la sua amica Simona, ma anche a Roma non si hanno notizie di lei. Il timore che il cadavere di Piazza della Pigna sia quello della giovane Lotale viene fugato dal confronto dei dna suo e dei genitori. Resta il fatto che lei è scomparsa. Si dissolve anche il sospetto di un coinvolgimento della ragazza nel decesso del compagno. Mentre la moglie separata del generale (e madre di Dominique), lui stesso e la sua compagna Giuditta sono a Roma per seguire lo sviluppo delle indagini, scompare anche Alfreda (che è la moglie). Tuttavia, nella stessa giornata, si scopre che è stata la giovane (ignara di tutto ciò che è accaduto) a chiamare all’alba la madre invitandola a raggiungere Alfedena, dove lei si è rifugiata in un bar, per tornare con lei nella capitale. E si scopre che si è trattato di un rapimento vero e proprio con sequestro di Dominique e di Simona nella comunità Thelema aperta nei dintorni in un convento abbandonato. Autore Gaudio Ortiz Lopez, un maniaco sessuale sanguinario di origine messicana rifugiatosi in Italia. Gaudio Ortiz Lopez viene arrestato, accusa un malore e riesce a fuggire dall’ospedale. Tuttavia, durante il tragitto, coinvolto in un incidente forse ‘voluto’ firse casuale perde la vita. Nel frattempo, matura lo scontro tra Lotale e altri suoi colleghi che hanno costituito una società di sicurezza e la Banca Ionica, chiaramente riportabile ad ambienti criminali. Mentre Dominique torna alla sua turbolenta vita, Lotale si avventura in uno scontro con il delinquente che controlla gli amministratori della Banca. Nulla però succede: il progettato duello genere Ok-Corral non accade. Il generale Lotale, mentre si accinge ad affrontare l’uomo viene fermato proprio dal suo braccio destro e arrestato dai Carabinieri. Riconosciuto come uno squilibrato è ricoverato in un manicomio siciliano, dove scrive la sua vicenda (quella del romanzo). Particolare è il racconto di due incontri, uno all’inizio della storia e l’altro alla fine, tra l’autore, Agrò e il generale. Con essi il romanzo diventa una sorta di pirandelliano “Così è se vi pare”.












