Elezioni regionali Sicilia 2 (ItaliaOggi 8 novembre 2017)

Se una legge elettorale maggioritaria ha dato a Nello Musumeci, neo presidente della Regione Sicilia (rifiuto di chiamare «governatori» le -in genere- mezze tacche che dirigono le regioni italiane), solo 36 seggi su 70 nel Parlamento di Palermo, non c’è di che preoccuparsi: il meccanismo clientelare e gli spostamenti di deputati sono già in via di definizione, talché non c’è da dubitare che una maggioranza meno aleatoria sarà fatta e si potrà avviare la legislatura. I problemi sorgono altrove, per una persona come Musumeci, cui viene riconosciuta onestà politica e personale: vengono dalla difficile composizione degli interessi contrastanti dei vari potentati locali che sono confluiti nelle sue liste. Penso a Luigi Genovese, eletto con un numero record di preferenze a Messina (città che, non a caso, scelse come sindaco una nullità politica come Renato Accorinti per non votare il designato dalla famiglia Genovese), figlio di Francantonio Genovese, già segretario regionale del Pd, per volontà di Walter Veltroni, condannato a 11 anni di reclusione per truffa, peculato e associazione a delinquere per la gestione dei corsi di formazione professionale, ora indagato per concussione e riciclaggio, nipote di Luigi Genovese e di Lina Gullotti, rispettivamente cognato e sorella di Nino Gullotti. C’è da spendere due parole sull’antenato del giovanissimo Luigi: il nonno, caso unico nella storia dell’Eni fu nominato (durante il grande auge di Nino Gullotti) gerente generale dell’Agip in Sicilia, talché qualsiasi rapporto tra gli operatori di settore e il colosso a sei zampe doveva passare dal suo vaglio. Un’attività naturalmente lucrosa che pose le basi dell’opulenza familiare, quell’opulenza che consentì a Francantonio di definirsi «finanziere» nell’annuario parlamentare e a ragione, visto che era (ed è?) il più forte socio, a parte gli storici fondatori Franza. Dopo la condanna penale, Francantonio ha lasciato il Pd e si è trasferito armi e bagagli in Forza Italia, recando seco il complesso di rapporti clientelari che ha permesso al figlio Luigi di raggiungere, il 5 scorso, quasi 20.000 preferenze. Un record.
Questo solo per rendere l’idea di quale verminaio di interessi aspetti di essere dipanato dal presidente Musumeci. Certo, non si tratta di un politico di primo pelo ed è possibile che riesca a galleggiare sul mare inquinato senza lasciarsi sporcare (molto probabile) e senza lasciarsi affondare.
Questo è il contesto politico siciliano. In esso, non è impossibile fare breccia, come dimostra la storia del passato, ma, oggi, è risultato impossibile rovesciare il tavolo compiendo la necessaria operazione di pulizia e discontinuità.
Per il resto, i numeri elettorali vanno confrontati con l’astensionismo: ne abbiamo parlato ieri.
Ciò che è oggi necessario è il recupero di razionalità e di realismo. Senza questi due fattori si scivola nell’invettiva e nella invenzione di ulteriori «fake news». Il fondo di Ezio Mauro su Repubblica di ieri esordiva: «Prima di sapere cosa succederà nel Pd dopo la disfatta siciliana …» Un’affermazione, questa della «disfatta», che non risponde ai fatti e ai numeri (1991, Pds 10,5%, 1996, Pds 13,3%, 2001, Pds 10,3, 2006, centro-sinistra 26,02%, 2012, centro-sinistra 30,03 (Pd 13,42) e che rappresenta perciò una vera e propria «fake new» lanciata per colpire Matteo Renzi che di questo Pd è segretario. La sensazione di una disfatta rimane però nella testa e nell’animo di tanti lettori di Repubblica che difficilmente troveranno, nel giornale, gli strumenti per avvicinarsi alla verità.
Già oggi, l’attenzione passa ad altro, ma credo che la drammatizzazione non si attenuerà: sarà utile per nascondere sotto una spessa cortina fumogena ciò che è già uscito dai lavori della Commissione d’inchiesta sulle banche e sul contrasto delle versioni di Consob e Bankitalia. Vedremo ora che i soldatini del potere bancario riprenderanno le ostilità avendo come obiettivi proprio la Consob (non esente da pecche) e, di nuovo, Matteo Renzi che ha voluto l’inchiesta.
L’importante è non lasciarsi prendere e fuorviare. Per la prima volta, dopo che Tangentopoli evitò accuratamente di incidere il bubbone finanziario, c’è la possibilità di scoperchiare la pentola. E per la prima volta sarà difficile, forse impossibile richiudere il coperchio.
Più una speranza che una certezza. Ma vale la pena di crederci, perché dalla verità si può costruire una legislatura, la prossima, di svolta.
Domenico Cacopardo
www.cacopardo.it

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    Diomenico Cacopardo, scrittore

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