Elezioni regionali Sicilia 1 (ItaliaOggi 7 novembre 2017)

Mentre un coro inattendibile occupa i media nazionali, tutti intenti a celebrare la «rotta» di Matteo Renzi e i fasti dei 5Stelle, cerchiamo con umiltà e pazienza di fare luce nella messe di dati che, con sforzo, siamo riusciti a trovare sul web. C’è tuttavia un elemento che va subito sottolineato e che coinvolge la medesima Rai renziana: il montaggio di un testa a testa Musumeci-Cancelleri che, già dalle 11 di ieri mattina i numeri andavano smorzando, visto che l’uomo del centro-destra veleggiava verso il 40% e il grillino si attestava intorno al 35%.
Tutto questo nella società delle «fake news» e della mistificazione serve solo a demolire Renzi e il suo Pd in una sorta di rito celebrativo che ripete in forma aggiornata la «damnatio» di Bettino Craxi nel 1992.
Partiamo, dunque, dall’inizio: da quel 47% scarso di votanti che incide sensibilmente sui risultati finali. Va, infatti, considerato che il Movimento 5Stelle per la sua natura contestativa mobilita il proprio elettorato, cioè lo conduce alle urne. Perciò, l’astensionismo va collocato nell’area di coloro che non condividono le posizioni di Grillo e dei suoi seguaci e che si disperdono nel variegato mondo degli schieramenti tradizionali.
Se domani i dati confermeranno un Cancelleri al 35% e un M5S al 28%, potremo dire che i voti del candidato presidente corrispondono al 16,45% dell’elettorato e quelli del suo partito al 13,16%. Un ragionamento che serve a restituire un po’ di realismo al trionfalismo grillino e a porre il problema dei problemi di queste elezioni siciliane: la mancanza generalizzata di un progetto politico sul quale mobilitare le forze sane della regione -e ce ne sono tante (nella confusione ricorrente su chi è che cosa, per esempio i casi eclatanti che riguardano Confindustria regionale)- e, quindi, di richiamare alle urne l’esercito degli astensionisti, ormai scettici di qualsiasi possibilità di redenzione.
La redimibilità e l’irredimibilità della Sicilia -che significa sì antimafia, ma non solo, cioè innesco di processi culturali, sociali ed economici capaci di mettere in moto una realtà che sarebbe suscettibile di miglioramenti storici-, occhieggia dal fondo di questa elezione e non c’è peggiore anestetico civile della rassegnazione.
Naturalmente, la spalmatura dei numeri sul corpo elettorale vale per tutti i partecipanti alla competizione, e investe non solo il Pd, ma anche la compagnia «retro» di Fava e dei suoi sostenitori che vantano, a torto, un risultato che non è positivo (anche perché con improntitudine degna di miglior sorte annunciavano il sorpasso del Pd).
Torneremo, comunque, domani su queste elezioni, quando potremo contare su numeri finali certi. Per ora, vogliamo ricordare i risultati di alcune elezioni regionali del passato che possono ben descrivere l’evoluzione politica dell’isola: a) 1986, Dc 28,8%; Pci 19,3%; Psi 15,00%; b) 1991, Dc 42,4%, Psi 15,6%; Pds 10,5%; c) 1996, centro-destra 50,6%; Pds 13,3%; d) 2001, centro-destra 53,9%; Pds 10,3; Margherita 12,3% (Pds+Margherita 22,6%); e) 2006, centro-destra 55,21%; centro-sinistra 26,02%; f) 2012, centro-destra Musumeci 25,73%; centro-destra Micciché 15,41% ; centro-sinistra 30,03 (Pd 13,42); 5Stelle 14,88%.
In definitiva, la tragedia del Pd è più presunta che reale, alla luce degli eventi di quest’ultimo anno (referendum) e dei quattro precedenti, durante i quali la disastrosa gestione Crocetta ha avuto modo di non risolvere uno che è uno dei problemi endemici dell’isola, aggravandoli in modo irresponsabile.
Il risultato siciliano, comunque, è un risultato che riguarda l’isola e difficilmente si ripeterà nel territorio nazionale proprio per le differenze ontologiche tra la Sicilia (immersa nelle sue contraddizioni, cultrice del clientelismo e lontana dall’Europa) e il resto d’Italia. Per puntualizzare, basti ricordare che i 5Stelle, fautori del cambiamento, sul tema scottante dell’abusivismo, hanno riprodotto il concetto corrivo oltre che falso di un abusivismo di necessità. Dimenticandosi così che dietro il fenomeno c’è la piccola e la grande criminalità che, nell’isola, hanno ancora i loro spazi di incontestato potere.
Da oggi alle elezioni politiche c’è una lunga strada da percorrere. Sarà utile solo se le forze non omologate al fenomeno grillino, un metafascismo intriso di impostura e di squadrismo, sapranno ricostruire il rapporto col corpo sociale, incrinato da otto anni di crisi economica epocale, da un’immigrazione indiscriminata e dal permanere delle difficoltà occupazionali. La politica a servizio del Paese deve mettersi al lavoro.
Domenico Cacopardo
www.cacopardo.it

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    Diomenico Cacopardo, scrittore

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