Blog di Domenico Cacopardo

 Agrò e la scomparsa di Omber

E' uscito in libreria:

"Agrò e la scomparsa di Omber"

Marsilio Editore

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Scritto da Domenico Cacopardo   
giovedì 13 settembre 2007

Cadenze d'Inganno

Capitolo 1
Mercoledì 16 febbraio

"Visti gli articoli."

La faccia del presidente Gelsi , più arcigna del solito , non prometteva nulla di buono .

"Un anno di lavoro - un' inchiesta meticolosa, maniacale - tutto al vento!" pensò il dottor Italo Agrò , sostituto procuratore e pubblico ministero nel processo per l'omicidio della signora Olga Li Ciancio, commercialista siciliana con abitazione e studio a Roma , in via del Vantaggio 52 .


Masticò il sigaro spento e cercò di seguire la lettura del dispositivo .

".dichiara Aldo Rascina , imputato dei reati di cui agli articoli. " continuava Gelsi .

Agrò ebbe un moto di dispetto : si stava andando verso l' assoluzione e il presidente del tribunale sembrava molto irritato per quel faticoso e inutile dibattimento. Chiuse il codice con un colpo secco e iniziò a raccogliere i documenti che erano sul banco dell'accusa.

Di Gaudio , il giovane aggiunto , se ne accorse e lo guardò stupito pensando : "Ma Italo non spiega sempre che un giudizio è come una malattia ? C' è quella difficile da scoprire e quella grave da curare . In tutti i casi il magistrato è come il medico . Deve procedere all' anamnesi , poi definire la diagnosi e , infine , stabilire la cura . Senza lasciarsi minimamente coinvolgere. E proprio Italo , sin dall' inizio di questo processo , ha previsto che l'imputato se ne sarebbe potuto uscire con un alibi , un testimone o un dubbio per la sera dell' omicidio ."

I parenti abbracciavano Rascina mentre i flash dei fotografi testimoniavano la sua raggiunta notorietà .

Agrò finì di sistemare le carte e si rivolse a Di Gaudio : "Aurelio , me la filo all' inglese . Scusami con Gelsi . Se lo salutassi di persona , lo manderei a fare in culo . Ci vediamo sopra ."

Il magistrato uscì , prese l' ascensore, entrò nella stanza di Fazzini , l'ispettore di polizia che gli faceva da segretario , e borbottò : "Mi chiami Scuto. Subito ."

In ufficio c' era il solito disordine .

Spostò i fascicoli dalla scrivania al tavolo delle riunioni , raddrizzò il portapenne e , come faceva spesso , prese in mano il volume dei Meridiani con l' opera omnia di Quasimodo: la sua Bibbia.Lo sfogliò e trovò la poesia 'Insonnia'. La scorse sino ai versi che cercava : 'Da anni e anni , in cubicolo aperto/dormo della mia terra,/gli omeri d' alghe contro grige acque:/nell' aria immota tuonano meteore.'

Prese un toscano e se lo mise in bocca .

Doveva smettere : l' alito cattivo , di tabacco irrancidito , gli dava la nausea. Anche Roberta gli diceva che quell'affare sempre tra i denti faceva male alla salute . L'alternativa era la sigaretta : persino peggio .

Contrariato , buttò il sigaro, accese una Marlboro e , all'interfono, chiese a Fazzini : "E, allora, Scuto?"

"Fra un minuto richiama , dottore . È al bagno "lo rassicurò l' ispettore .

"Quando telefona , gli dica solo di venirmi a trovare . Rimango in ufficio sino a stasera" tagliò corto il magistrato .

Subito dopo si fece vivo Di Gaudio, informandolo che il tribunale aveva deciso di rinviare gli atti alla procura. Ciò significava che la corte aveva molti dubbi e voleva che gli inquirenti continuassero a indagare .

Finì la sigaretta e uscì di nuovo . Raggiunse a piedi il bar Antonini , ordinò un toast e una spremuta : il pranzo d' ogni giorno.

Si era seduto a un tavolino per consumare lo spuntino , quando entrò Franca Vajnotto , l' avvocata della parte civile. "Una bella donna" pensò il pubblico ministero . "Avvenente e brava. Bellezza e intelligenza : un cocktail pericoloso." Lei gli si avvicinò e lo salutò, cordiale: "Dottor Agrò , è scappato via senza darmi la possibilità di dirle una parola . C' è rimasto male , è vero? Anche io sono convinta che l'alibi di Rascina sia fasullo . Un carabiniere come testimone può salvare chiunque . E non conta che il teste sia siciliano come l'imputato che , dal canto suo , è un avvocato di quelli che non si vedono mai in tribunale. Andrò avanti, dottor Agrò , e sono certa che ricorrerà in appello anche lei."

Il magistrato non volle darle soddisfazione . E , poi, era proprio seccato dall'accenno alla Sicilia : "Sono siciliano anch' io . Porca puttana , che c'entra!"

L' avvocata non si perse d' animo e proseguì : "La lascio stare . Però vorrei invitarla a pranzo domani per parlare dell' appello : credo che lei voglia fare luce su tutto . Ci posso contare? 'Da Cesare', in via Crescenzio , all'ora che preferisce. Le lascio il numero del telefonino ."

Il pubblico ministero per un attimo rimase interdetto , poi si convinse che non ci fosse nulla di male : una innocente colazione nello stesso ristorante di cui lui e Roberta erano clienti fissi .

"D' accordo" la rassicurò. "Se ci fosse un imprevisto la chiamo."

 
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