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Capitolo 1
“Lola , Lola” ordinò Vincenzo “ andiamo ”.
L’ anziana welsh terrier si alzò pigramente , scodinzolò e cominciò a scendere le scale .
Vincenzo Rovini , ah ! quante sfottiture per quel cognome che spesso spingeva a fare gli scongiuri , vecchiomagistrato in pensione , vedovo, chiuse la porta finestra della terrazza al secondo piano e imboccò lentamente le due rampe di scale che conducevano al primo .
Prese le chiavi di casa, aprì l’ uscio e scese al piano terra . Lola lo precedette e iniziò ad abbaiare di fronte al portone chiuso .
Finalmente furono instrada e girarono per via Messina , raggiungendo via Luigi Rizzo sulla riviera .Il tempo era al brutto : il vento di libeccio aveva fatto alzare il mare e qualche spruzzo arrivava fino al marciapiede . Piovigginava di quella pioggerella sporca di sabbia che cade sulla Sicilia quando il maltempo viene da Sud , dall’ Africa .
Superarono il ristorante ‘da Nino’ e il suo grande gazebo azzurro: inanimati per la chiusura settimanale, accentuavano la desolazione del lungomare in preda al maltempo.
Proseguirono. Piazza Cagli era deserta. Giunsero in farmacia ed entrarono.
Se lo ricordava ancora il giorno in cui Mario Galofaro e sua madre avevano rilevato quell’ esercizio dalla moglie di don Sarino Bonsignore. E come erano arrivati da Catania , incerti sull’ accoglienza del paese che, quasi subito, li aveva invece adottati.
C’ era proprio lui, Mario, in negozio: uscì dal bancone, fece le feste a Lola che ricambiò con ampie leccate delle mani; prese un biscotto da una scatola dove li teneva , sempre pronti, e glielo diede.
“Ho finito il Malox e il Ranidil” annunciò Enzo.
“Devi calmarti, Enzo, con quest’ulcera , prendere le cose per il verso giusto ! ” gli raccomandò il farmacista, dandogli i medicinali.
“E il tuo amico romano dell’altro giorno ?” riprese “Sta meglio ?”
“Non ne ho idea. Solo un colpo di freddo. Per me, stai tranquillo.
Saluta tua moglie da parte mia , non ti scordare ” concluse Vincenzo , riguadagnando la strada.
Tornarono indietro. Passarono dietro le scuole medie , costeggiando casa Tornatore.
Giunti a piazza Durante,lasciarono lo stradone e si diresseroverso il Ninì Bar. Sulla porta del locale c’erano Eugenio Bonsignore, un medico ch‘era anche il sindaco del paese , alcuni assessori e don Filippo Muciunì , il sensitivo. Era diventato famoso il giorno in cui, pur essendo di spalle, aveva individuato la persona che stava arrivando in piazzae avvertito i presenti che sarebbe stataferita da un’ arma da taglio.
“Per questioni di letto” aveva sentenziato. La gente non aveva fatto in tempo a voltarsi che quantoannunciato da Don Filippo era successo. Un forestiero, sconosciuto a tutti, aveva accoltellato un giovane del paese perché ne aveva messo incintala nipote.
Vincenzo, ch’era detto anche Enzo, salutò Eugenio e gli altri, entrò nel bar e ordinò una guantiera di cannolini gelati al cioccolato. Lola, questa volta, era rimasta fuori ad aspettare.
“Non ve ne incaricate , donCarmelo !” replicò Rovini“Alla mia età che mi può capitare?”
Prese l’involto, imboccò corso Vittorio Emanuele III°, probabilmente l’unica strada intitolata al re ‘sciaboletta’ rimasta in tutt’Italia, tornò indietro verso piazza Orologio, si fermò a un portone e suonò. Poco dopo era in casa. “ Ciao, Body.” fece alla signora che lo aspettava in cima alle scale.
‘Body’ era il soprannome che Vincenzo aveva dato alla sua amica. ‘Body’, il corpo, per sottolineare, con ironia, come la loro amicizia di anziani fosse ormai un rapporto maturo fatto di sentimento e di solidarietà intellettuali più che di passione e intimità fisica. Ma questo modo paradossale di definire le cose faceva parte della complicata personalità di Vincenzo.
“Ciao, Enzo ” rispose Body, cioè Càrola Heisengarten, una altoatesinacheaveva vinto da ragazza il concorso al ministero della sanità e che aveva passato tutta la sua vita a Roma, finché aveva raggiunto Letojanni per trascorrere con il suo amico il tempo che rimaneva loro “ Ho preparato broccolo col riso. E, per Lola , ho un pezzo di polmone di ieri.”
Vincenzo la guardò ancora una volta con attenzione . La scrutava sempre , quasi di nascosto. Era alta, bionda, una cavallona. Aveva lo sguardo acuto, le gambe sottili e il seno pronunciato segnavala vestaglia di pesante vigognache usava indossare in casa. Constatò che, come ogni volta, negli occhi di Càrolapoteva leggere un tenero affetto.
Se ne sentì riscaldato e riprese a parlare “ Ti ho portato i cannolini gelati, mettili in freezer, sono tutti per te, ma non esagerare, che, poi, ti viene l’acetone come ai bambini. A proposito, mi ha chiamato Arturo: sarà a Roma la prossima settimana e vuole vedermi. C’ è una tavola rotonda e mi ha inserito. Sono nel programma con una relazione su ‘giustizia e cultura in Sicilia’. Come se quest’isola fosse l’altro mondo e giustizia e cultura avessero qui significati diversi e particolari. Ma forse hanno ragione loro. Sottotitolo: la Sicilia è un mondo a parte ? Comunque partiamo lunedì tredici e rimaniamo sino al venti, massimo al ventuno. Mia figlia va a Campo Felice per il Natale e io voglio tornare quiprima.”
“ Non verrò” rispose Body.“ Non voglio metterti in imbarazzo con tua figlia, i nipoti e tuo genero. Sai che non mi amano. E poi ho invitato mia nipote Alice a passare qualche giorno da me. Così, prima di Natale, stiamo un poco insieme. Vaitranquillo, Enzo. Vai da solo, così torni prima e mi aiuti a fare l’ albero. Quest’ anno tutto giallo, gelosia.”
“ Mangiamo ?”chiese, arrossendo, Rovini.
Improvvisamente gli era venuto in mente quel sogno ricorrente: proprio Alice, un fiore di ventidue anni, in casa sua tre mesi prima.
Un sogno o un ricordo che tornava come un’ossessione .
Càrola che era appena andata dal parrucchiere e lei che gli aveva toccato il ginocchio , scoperto dai calzoncini corti. E il bacio che gli aveva dato. Completo. In bocca. E come s’ era denudata, regale, nella penombra del soggiorno , riparato dalle persiane socchiuse.
“Una fantasia senile !” si continuava a ripetere.
Gli sembrava che Alice rispondesse così, inattesa, agli sguardi furtivi che lui le lanciava ogni volta che si trovavano insieme,osservandola tutta e cercando di carpire con un’occhiata i particolari del suo giovane corpo.E lui, ora che la vedevanuda, la accarezzava con lentezza studiata: l’inguine, nell‘attaccatura delle anche, dove la pelle è ancora più chiara e sensibile; il senoche sembrava reagire al tatto, alle dita rugose, da anziano. I capezzoli, appena presi dai polpastrelli, sembravano indurirsi. La ragazza ansimava . Perché le piaceva quella flanella inconsueta, con un uomo dell’età sapiente, che, senza fretta, le scrutava il corpo e la sollecitava nei punti più delicati.
E come s’era reso conto di non esserci. Di non riuscirci.
L’aveva baciata di nuovo, le aveva sfiorato il pancino eaveva confessato, umiliato “ Lasciami stare. Lasciamolo stare …come sei bella…”
EAlice gli aveva risposto, matura come una donna navigata che conoscesse la vita, “ Anche tu sei bello, mi incuriosisci, pulito e misterioso. I tuoi occhi blu … lo faremo. Vedrai che lo faremo e ne saremo felici…”
“Chissà, se Càrolaimmagina cosa mi viene in mente…” pensò Vincenzo.
“E’ pronto ”rispose alla sua precedente domandaBody.
Chiacchierarono a lungo , la televisione accesa in sottofondo. Discussero di politica. Commentarono alcune storie di certi loro amici e le ultime vicende di Letojanni. Alle undici, Vincenzo si alzò , salutò Càrola e sul pianerottolo le carezzò teneramente il viso dicendole “ Una volta! Sarebbe stato …dolce , questa sera! Ah, purtroppo, nemmeno il tuo esuberante Ahimé sono stato!”
“Me la racconti, questa di Ahimé ? Non l’ ho mai sentita.” chiese Càrola.
“Certo. Uno di questi giorni .” concluse Enzo e uscì.
Sulla strada di casa incontrò Pippo ‘furnaru’, che una volta aveva gestito il principale forno del paese e che ora si dilettava di pesca. Sulla spalla portava varie canne smontate e, in una mano, una cesta piena .
“Bene ti andò, stasera!” commentò Rovini, dopo averlo salutato.
“Quindici muletti e sette agugliepigliai.” gli rispose il pescatore “ Con questo tempo, l’ acqua è torbida e assumano. A casa t’accompagno. Ti prendi quello che vuoi.”
“Grazie …muletti e aguglie. Arrostiti mi piacciono .” concluse Enzo, riprendendo con l’ amico la breve camminata.
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