Blog di Domenico Cacopardo

 Agrò e la scomparsa di Omber

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"Agrò e la scomparsa di Omber"

Marsilio Editore

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La Mano del Pomarancio *PRIMO CAPITOLO* Stampa
Scritto da Domenico Cacopardo   
martedì 12 settembre 2006

La Mano del Pomarancio

Capitolo 1 

La voleva un tale, si chiama Teodoro. Dice di essere il marito di sua sorella” lo avvertì Truglio, appena lo vide affacciarsi alla porta dell’ufficio.
“Scrivi tutto”, borbottò il commissario Lanfranco Scuto, “debbo andare dal questore, sono venuto a prendere il fascicolo De Marchi.”
Tornò dopo due ore.
Entrò nella stanza, si levò la giacca e l’appese sulla spalliera di una sedia vicina alla finestra.

Nonostante lo scirocco africano di quel giorno, il riscaldamento era al massimo: come al solito negli uffici pubblici, gli addetti non avevano regolato i termostati, sicché, anche se non ce n’era bisogno, le caldaie stavano sparando acqua bollente nei termosifoni.

Aveva la fodera inzuppatadi sudore e sperava che, in quel modo, si asciugasse.

Sulla scrivania, sopra una pila di carte, c’era il foglio con l’elenco delle telefonate. Lo scorse rapido e, leggendo il nome di Teodoro Tuccaro, si ricordò che il cognato l’aveva cercato.

Lo incontrava almeno due volte la settimana: per il pranzo della domenica e per la visita del giovedì, quando veniva in ufficio a lamentarsi dei guai che si susseguivano nella sua esistenza o per chiedergli sostegno in qualche strampalata iniziativa, sempre destinata al fallimento. Era proprio uno scombinato: non aveva voluto studiare ed era stato la disperazione dei genitori, modesti impiegati del catasto con normali aspirazioni. Fermatosi alla terza media, era bidello al Giulio Cesare, il liceo di corso Trieste, a Roma.

Aveva sposato Cettina, la sorella di Scuto: un matrimonio riparatore, celebrato in fretta quando la ragazza era già incinta di tre mesi. Per arrotondare, lei, dopo una serie di peripezie, aveva preso un portierato in piazza Istria e integrava il magro stipendio cucinando specialità napoletane per alcune famiglie della zona. Pezzi forti del suo repertorio, il sartou di riso e il babà: i più richiesti, infatti.

Il figlio, di nome Lanfranco, era detto Franchino per distinguerlo dallo zio. Il ragazzo vedeva nel congiunto, commissario di Pubblica Sicurezza, la figura autorevole che gli era sempre mancata e lo trattava come se fosse il vero padre.

Il poliziotto digitò il numero del cellulare e Teodoro gli rispose subito: “Grazie Lanfrà, che mi hai chiamato. C’è una cosa importante che ti debbo dire con urgenza. Posso venire a San Vitale?”

“Sono le due. Se arrivi adesso, mangiamo un panino insieme” fece il funzionario, che aggiunse: “Sbrigati, però.”

“Prendo il motorino. Dieci minuti e sono lì” lo rassicurò Teodoro.

In poco tempo raggiunse la questura.

Era pallido e agitato, tanto che Scuto rinunciò allo spuntino e lo invitò a sedersi e a sputare subito l’osso.

“Una cosa grave, Lanfrà” cominciò il bidello. “Lo sai, Donato, il fratello di mio cognato Peppino, Peppino La Cutola?Quello fuori di testa che entrava e usciva dal manicomio? Te lo ricordi? Era al mio matrimonio.”

“Come faccio a ricordarmelo! Sono passati quindici anni e l’ho visto solo quella volta. Ma non importa. Dimmi lo stesso” replicò, paziente, il commissario.

“Dunque”, riprese Teodoro, “questo tipo mezzo matto l’avevano ricoverato in un istituto privato, che si chiama…” ed estrasse dalla tasca un block-notes di carta quadrettata zeppo di appunti, “…si chiama Poggio degli angeli. Cinque anni fa, a febbraio, uno del manicomio telefonò a casa di mio cognato.Disse che il fratello era deceduto e che dovevano andare subito alla camera mortuaria. Peppino accorse insieme alla moglie, al figlio e alla sorella e trovò Donato su un tavolo di marmo, con addosso uno dei pigiami a righe che indossava di solito. Convocarono le pompe funebri e lo fecero rivestire con l’abito buono che si erano portati dietro. Il giorno dopo fu celebrato il funerale: il poveretto venne inumato in un loculo del cimitero di Prima Porta in attesa che fosse pronta la cappella, che stavano costruendo a Celano. Dammi dell’acqua, Lanfranco, che non ce la faccio più, mi stanno ossessionando.”

Bevve d’un fiato un intero bicchiere di minerale e ne volle ancora. Poi riattaccò: “La scorsa settimana i resti di Donato dovevano essere trasportati proprio a Celano. I La Cutola hanno finalmente finito la tomba padronale: trentadue posti, vetrate istoriate, un altare di marmo di Carrara, sembra una chiesa. Prima di trasferire la bara, la direzione del camposanto gli ha imposto di procedere all’esumazione della salma. Non lo so perché, ma hanno detto che così prevede la legge. La ditta delle pompe funebri ha preteso la presenza di un familiare. Non ci crederai: quando hanno aperto la cassa, hanno trovato delle tavole di legno legate con il filo di ferro. Per fare peso. Il morto non c’era. Peppino l’ha presa proprio male. Ha presentato denunzia al commissariato di zona: lì gli hanno assicurato che avrebbero cercato; però, era difficile venirne a capo, dopo tanto tempo. Secondo loro il cadavere era stato sottratto per usarne gli organi in qualche trapianto…”

“È un’idea cretina” lo interruppe il commissario. “Lo sai che gli organi si possono utilizzare solo per pochi minuti dopo il decesso?”

“E che te lo dicevo a fare?” replicò Teodoro. “L’abbiamo capito tutti che non si sono resi conto della gravità del fatto. Peppino non riesce a mandarlo giù. E ha avuto la sensazione che se ne stessero fregando. Lanfranco: occupatene tu. Pensaci tu: prendi la situazione in mano. Mio cognato è andato anche dal direttore sanitario della clinica e gli ha domandato se, per caso, ne sapesse qualcosa. Quello ha detto che il funerale era stato celebrato da una ditta di fiducia della famiglia e che l’istituto, quindi, non aveva alcuna responsabilità. Allora Peppino si è ricordato che il giorno delle esequie, appena arrivati alla camera mortuaria, avevano trovato la cassa chiusa e saldata. Quando se ne erano lamentati, gli addetti avevano spiegato che la salma era già in decomposizione e che emanava un fetore insopportabile.

Domenico Cacopardo 

 
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