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"Agrò e la scomparsa di Omber"

Marsilio Editore

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Diego Zandel - L’uomo di Kos Stampa
Scritto da Domenico Cacopardo - Gazzetta di Parma   
venerdì 14 settembre 2007

 

Diego Zandel, L’uomo di Kos, Hobby & Work editore, euro 16,00

 

Un dalmata con spiccata vocazione mediterranea, Diego Zandel, autore di questo “L’uomo di Kos”, romanzo rotondo e maturo, ambientato nell’isola greca di Kos, già parte dell’italiano Dodecanneso. Una vocazione mediterranea, quella di Zandel, che discende direttamente dall'ethos veneziano (e, per li rami, dalmata), intessuto di rapporti con il Medio Oriente, con le isole greche e la Turchia: una convivenza che, prima che mercantile, era ed è culturale, mescolanza di storia, melting-pot di esperienze religiose e di vicende politiche.

Comunanza anche tra italiani e greci, accresciuta dalle relazioni tra università per il grande numero di studenti di quel paese che ha frequentato i nostri atenei e a Parma tra gli altri, soprattutto le facoltà di medicina e di farmacia, talché è facile incontrare nella più sperduta delle isolette del più sperduto arcipelago, un dottore che, affrontando la vostra febbricola estiva, vi parli italiano in un sorprendente accento emiliano o umbro o partenopeo. E Kos, l’isola di Zandel, non è soltanto una marca di confine, come tutte le isole in definitiva sono, ma è anche un punto di separazione tra il mondo cristiano e l’islam, poiché a un paio di miglia si erge la costa turca con il suo profilo ora minaccioso, ora splendente di tramonti infuocati, sempre estraneo e estraniante.

È questo lo scenario nel quale scorre un romanzo che l’autore definisce giallo, e che anche noi, nonostante l’intima e irrefrenabile antipatia per le rigide classificazioni di genere, dichiariamo tale. Protagonista Sebastiano Muti, giornalista italiano con ascendenze greche, proprio di Kos, in vacanza solitaria e forzata nell’isola. Sì una vacanza forzata dal suo stesso giornale per il quale ha preso una serie di quelle che in gergo si chiamano “buche”, cioè informazioni sbagliate, fuori tempo, fuori tema, quelle che mandano in bestia i direttori, i redattori, i colleghi. Non si tratta, però di un giornalista “bollito” che ha perso il gusto della propria professione, ma di un uomo colpito dalla crisi che ha deteriorato i rapporti con sua moglie Edda. Tante “buche” ha preso Muti, che il suo capo gli ha ordinato di andarsene a ricaricare le batterie nella sua isola del cuore (che è anche l’isola nel cuore di Zandel).

A Kos giunge l’Esperia (come non pensare alla vecchia nave dell’Adriatica-navigazione che ogni mese raggiungeva il Sud America. E chiunque sia di porto non l’ha dimenticata) una italianissima nave da crociera per una breve sosta. A bordo la signora Ivana Gerardi, una manager cinquantenne che cerca di ricaricare le batterie, esaurite dal lavoro ossessivo e da una famiglia pesante e pretenziosa. Ma anche Luis, il cameriere che ha la metà dei suoi anni e che, come dire, la intrattiene di notte, nell’oscurità della cabina. E una sera, a Kos, Luis e Ivana scendono a terra e, su una Vespa scassata, raggiungono una caletta poco nota con l’immancabile piccolo e accogliente ristorante in riva al mare. Poi, dopo cena, affittano una barca e, remando lentamente, si allontanano. Superano uno scoglio e, al riparo delle rocce, si spogliano per tuffarsi felici. Non ritorneranno mai sull’Esperia e i loro corpi saranno scoperti l’indomani mattina dai pescatori di un gozzo che frequentano quelle zone dell’isola. Quella stessa mattina Sebastiano Muti, nel solito bar della solita prima colazione, incontra suo cugino Stavros insieme a Rudi Hagendorfer, il commissario di bordo della nave da crociera, preoccupato che le autorità greche non consentano al comandante di salpare subito. Ci sono alcuni aspetti delle indagini che investono direttamente i croceristi ed è necessario interrogare, perquisire, mettere in atto, insomma, tutte quelle operazioni che si rendono necessarie per fare luce su un caso del genere.

È facile immaginare che l’istinto del segugio che ha animato il giornalista Sebastiano si riaccenda e che lui, insieme a Rudi e a Stavros, intraprenda una privata inchiesta per capire come è accaduto ciò che è accaduto e individuare i responsabili.

Manco a dirlo l’investigazione di Muti avrà successo e svelerà l’intreccio di un intrigo mortale e mortifero, che, a mia volta, non vi svelerò per lasciarvi il gusto di trovare, pagina dopo pagina, i tasselli del puzzle.

Un bel romanzo di pura e gioiosa evasione, questo di Diego Zandel che avvince il lettore legandolo alla pagina sino alla fine. Una scrittura lineare, efficace eppur sapiente, densa di richiami impliciti ed espliciti alla buona cultura. Un mix di ingredienti non inediti e ampiamente collaudati, ma cucinati a puntino con l’aggiunta di alcune spezie saporose: la conoscenza di Kos, dei suoi cibi, della sua gente e della sua suggestiva geografia, tutte cose che, alla fine, stimolano a mettere in agenda una visita all’isola di Zandel, lontana come l’altro mondo, vicina come una gita fuori porta, a Po.



Domenico Cacopardo

 
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