Aspettando l’età della ragione (ItaliaOggi 28 ottobre 2017, pag. 5)

Dopo l’attuale età del caos e dell’odio, verrà l’età della ragione?

Ce ne sarebbe estremo bisogno, alla luce di ciò che sta accadendo in questi schizofrenici giorni.

Il governo (con Mattarella) ripropone Visco (una specie di «patella» attaccata al proprio scoglio) contro la volontà della maggioranza del Parlamento e dimentica che si tratterà di un governatore dimezzato, che presto potrebbe essere di nuovo delegittimato dal governo che verrà, oltre che dalla commissione di inchiesta diretta da «cloroformio» Pier Ferdinando Casini.

La ministra dell’istruzione Fedeli, nella sua personale campagna contro la popolarità e il buon senso apre un altro fronte di scontro con le famiglie, tentando di imporre (a causa di una discutibilissima sentenza della Cassazione che equipara il rapporto scolastico al rapporto di lavoro) che le ragazze e i ragazzi delle scuole medie inferiori siano accompagnati a scuola (e ripresi) dai genitori. Certo, la sicurezza delle strade è gravemente scemata, ma arrivare a questo significa complicare la vita a tutti i familiari. Del resto, rientrerebbe nella loro libera scelta accompagnare e prendere o meno i figli. Fermo restando che la responsabilità della scuola cessa –e deve cessare- appena varcata l’uscita.

Un altro campione dell’insipienza politica, Graziano Delrio, dichiara ai parmigiani che la bretella tra l’Autobrennero e l’Autocisa (già in costruzione) non serve, giusto in tempo perché il ponte di Casalmaggiore venga chiuso per irreparabili lesioni, rendendo la vita di tutti i pendolari transpadani un inferno. E subito dopo va a Messina per dichiarare il personale dissenso sul ponte e, se non bastasse, blocca le ipotesi di sviluppo di quella realtà portuale. Poi si infligge uno sciopero della fame a rotazione (nel senso che non si mangia per pezzi di giornata, una vera e propria buffonata) per promuovere l’approvazione dello «ius soli»: un disegno di legge che non è solo un errore (basterebbe un aggiustamento della legge del 1991 che prevede, per i nati in Italia, il diritto di cittadinanza a 18 anni previa rischiesta specifica) ma soprattutto una sciocchezza alla vigilia di elezioni nelle quali le destre storiche e soprattutto quella metafascista dei 5Stelle si presentano col favore di alcuni sondaggi.

Pietro Grasso, dopo l’esperienza compiuta al vertice dell’Antimafia (un organismo e una presidenza del tutto burocratica, sminata in Parlamento in odio a Giovanni Falcone, al fine di renderlo inoffensivo), e una presidenza del Senato regalata «ratio officii» rifiuta la candidatura al vertice della Regione Sicilia, regalando la vittoria a Musumeci. Una fellonia bella e buona di cui i siciliani debbono caldamente ringraziarlo. In compenso e, dato che le possibilità di una sua candidatura al Parlamento nazionale da parte del Pd sono uguali a zero, esce dal medesimo partito e va nel gruppo misto (perché non in quella del Mdp? Per tenersi ulteriormente le mani libere?). Avrebbe dovuto, seguendo di Paratore (al suo posto nel 1953) lasciare l’incarico al quale era stato «portato» proprio dal Pd. Alla faccia del rivendicato bon ton istituzionale.

Un altro trapianto mal riuscito, questo di Grasso in politica.

Quanto a Renzi, uno dei pochi combattenti rimasti in campo anche se minacciato da tante congiure interne, sembra andare avanti come in una tragica «mosca-cieca» senza un disegno programmatico coerente, anzi, scegliendo spesso di urtare i sentimenti della maggioranza degli italiani, impauriti dai flussi migratori (ormai ridimensionati, anche se nelle strade rimangono migliaia di nullafacenti dalle espressioni ora dolenti ora minacciose), con questo benedetto «ius soli», mentre in contemporanea blocca il governo nell’allungamento dei termini dell’età pensionabile (una necessità statistico-anagrafica che, se disattesa, comporterà altri oneri e difficiltà ulteriori con l’Unione europea). E, in aggiunta, non riesce a valorizzare nulla di ciò che di positivo (non poco) è stato fatto anche dal Gentiloni declinante di queste ore: autolesionismo e gelosia.

Insomma, com’era scritto sul tavolo di un alto dirigente statale, «Il disastro è organizzato, i soccorsi no».

Verrà, quindi, l’età della ragione? Dopo tante delusioni, difficile dirlo. Anzi, credo che non verrà e per diverso tempo, costringendoci a galleggiare nelle nostre contraddizioni nei nostri vizi nel nostro provincialismo nel nostro sconfittismo. Questo sì inguaribile senza un cambiamento vero.

Domenico Cacopardo

www.cacopardo.it

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    Diomenico Cacopardo, scrittore

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